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Rezension Musica numero 256 - maggio 2014 | Lorenzo Tozzi | May 1, 2014 È una registrazione a dir poco singolare. Lavorando su tradizionali temi...

È una registrazione a dir poco singolare. [...] Il risultato è un incontro inatteso tra tradizione strutturata e libera improvvisazione, celebrazione e gioia di vivere, liturgia e linguaggio contemporaneo. Restano poco chiari all’ascolto i confini tra musica composta a tavolino e improvvisazione vera e propria.
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Rezension Musica numero 256 - maggio 2014 | Giuseppe Rossi | May 1, 2014 La pubblicazione di questo disco era forse già stata decisa prima della...

Abbado pur utilizzando la versione corrente per orchestra da camera punta su una restituzione di grande trasparenza timbrica chiedendo agli archi una certa parsimonia di vibrato e contando sul dialogo finemente cesellato dalle prime parti dell’orchestra. I tempi piuttosto scorrevoli, la semplicità e allo stesso tempo la tensione interna del fraseggio scongiurano comunque ogni rischio di compiacimento lezioso in un’esecuzione che è doveroso includere fra le bellissime di una discografia pur eccezionalmente vasta e prestigiosa.
www.pizzicato.lu

Rezension www.pizzicato.lu 03/04/2014 | April 3, 2014 Musikalische Glücksspiele

Das Streben nach Glück ist ein urmenschliches Verlangen, mit dem sich natürlich auch jederzeit Komponisten auseinandergesetzt haben. Kann man Glück erzwingen, oder kommt es einem zugeflogen? Wie viel Geduld, wie viel Warten wird dem Menschen abverlangt, bis er sein Glück findet? Einen ganzen Fragenkatalog haben die Hamburger Ratsmusik und die Sopranistin Ina Sedlaczek in ihrem einstündigen Programm zusammengefasst. Philipp Heinrich Erlebach, Johann Ulich, Johann Philipp Krieger und Georg Philipp Telemann sind dem Glück auf der Spur, und die Interpreten unterstützen ihre Spurensuche mit einem sehr beredten Musizieren.

‘Fortuna scherzosa’: Ina Sedlaczek und die Hamburger Ratsmusik setzen Text und Musik in Szene, mal neckisch, verspielt, dann wiederum melancholisch und nachdenklich. Mit viel Vergnügen folgt man den Musikern auf den oft verworrenen Pfaden zum Glück.

Longing for chance is part of every human being, and as such it is to be found in music too. Soprano Ina Siedlaczek and Hamburger Ratsmusik made a complete program with such pieces, ranging from good humor to melancholy and thoughtfulness.
http://theclassicalreviewer.blogspot.de

Rezension http://theclassicalreviewer.blogspot.de Friday, 2 May 2014 | Bruce Reader | May 2, 2014 Trombonist, Hansjörg Fink and organist Elmar Lehnen are tremendously accomplished in an exceptional Requiem that subjects traditional plainchants to a variety of both jazz and traditional variations on this new release from Audite

Both these artists are tremendously accomplished in this exceptional work that in no way diminishes the depth of the Requiem but rather adds to the drama and passion.

You would have to have pretty entrenched views not to find Requiem immensely attractive and, indeed, impressive. Both soloists are terrific in the way that they combine jazz elements with the more traditional. They receive an excellent recording and there are informative booklet notes complete with organ specification.
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Rezension ??? 01.05.2014 | Livio Malpighi | May 1, 2014 EduardF ranck era un compositore di origine tedesca( nato a Breslavia) da non...

EduardF ranck era un compositore di origine tedesca( nato a Breslavia) da non confondere con il più noto César Franck, ottimo compositore belga che sviluppò la sua carrier a Parigi. Di lui sono spesso eseguiti la Sinfonia No. 3 in Re minore (Organ) e la bellissima Sonata in La maggiore per violino e piano. Eduard Franck, invece, anche se praticamente contemporaneo a César, non ha ottenuto altrettanto successo. Cresciuto in una ambiente di alto livello cultural, grazie alla famiglia benestante, fu allievo di Mendelssohn che frequentava la sua casa insieme a Richard Wagner.

Il suo continuo ricercare la perfezione formale lo portò alla pubblicazione di poche opera che risultano di livello veramente molto alto dal punto di vista compositivo. In questo disco troviamo tre dei suoi trii: quello in E-major del 1835, quello in Es-Dur Op. 22 e quello in D-major Op. 53(questi ultimdi due qui proposti sono in prima registrazione mondiale). Lo Swiss Trio compost da Angela Golubeva al violino, Sebastien Singer al cello e Martin Lucas Staub al piano eseguono con grande affiatamento e comunione di intenti questo difficile repertorio. Questi trii, indubbiamente figli della scuola di Mendelssohn ma con una vena romantic un poco più spinta, sono certamente di non facile esecuzione. Non parlo solo della tecnica esecutiva ma anche dell'interpretazione che richiede la capacità di dipanare un filo logico musicale con frasi molto lunghe che si susseguono senza interruzioni. Questi trii hanno una notevole somiglianza con le composizioni di Brahms, così come il concetto d'interpretazione musicale potrebbe estendersi ad un altro autore molto interessante come Thuille che con il suo Sestetto per pianoforte e fiati, che per certi versi si può accomunare come stile compositivo a Franck, ha creato un'opera di eccezionale livello dalla difficile interpretazione musicale. La caratteristica di questi trii di Eduard Franck sono la cantabilità e la grande maturità musicale, sono opera veramente belle che poco o nulla hanno da invidiare ai capolavori dei grandi maestri dell'ottocento. L'esecuzione poi dello Swiss Trio è fresca, molto matura, tecnicamente molto efficace, in grado di mettere in mostra un fraseggio classico, trasparente e dal romanticismo evidente ma non strillato. Un gran bel disco!

Registrazione nativa 24/96 fatta con i giusti presupposti sonori. La dinamica è ottima anche se non amplissima. Probabilmente qesto deriva anche dagli interpreti che non arrivano mai al triplo forte né tanto meno al pianissimissimo. L’avessero fatto forse avrebbero meritato il giudizio di eccezionale anche nell'interpretazione. Il palcoscenico sonoro è limpido con la corretta disposizione degli interpreti con violin a sinistra, cello a destra e pianoforte dietro. Gli echi ambientali sono presenti ma in maniera non invasiva: una registrazione quindi né troppo asciutta né troppo riverberante. Il corretto eco permette di sottolineare correttamente la bellezza delle composizioni senza nessun mascheramento. Ottima anche la preservazione dei timbri degli strumenti e dei dettagli che si possono cogliere senza sforzo.

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